giovedì 25 febbraio 2010

Giovanni Schiavo Campo

E’ nato il 22 giugno 1960 a Milano, dove vive e lavora, oggi come collaboratore indipendente di vari periodici e critico d’arte. Come poeta, dopo il pieghevole “Le mandrie del sole” (Monza 1988), ha esordito con “L’oro e il fuoco” (All’insegna del pesce d’oro di Vanni Scheiwiller, Milano 1995). Si segnalano invece tra gli sparsi riferimenti editi su antologie e riviste: “Annuale 2”, supplemento al n.2 di “Finisterre”, “Riga” (1993) “Mondo giovani/mondo poesia”, rassegna antologica del Comune di Milano a cura di Biagio Cepollaro e Giancarlo Majorino (1993), “Anterem – Scritture di fine Novecento” (Verona 1998), "Il Segnale" n. 92 (4 “epigrafi”). Singole poesie sono comparse in cataloghi di mostre e altre pubblicazioni in collaborazione con artisti: diversi volumetti stampati da Alberto Casiraghi per le edizioni Il Pulcinoelefante di Osnago con interventi visivi dello stesso Casiraghi, di Paolo Schiavocampo, il padre scultore, e di Lamberto Correggiari; una cartella di grafiche dello scultore Giancarlo Bulli (“Persezioni” 1991); “E il merlo?”, poesia con relativa traduzione in francese accompagnata da un’acquaforte e acquatinta di Gino Gini (I libri del Merlo, Il Laboratorio, Nola 2005); laminette incise e altri esemplari unici d’artista della moglie Jelica Tipic’. Di rilievo teorico, l’interpretazione di un frammento di Eraclito (“Che cosa non nasconde l’oracolo”, Manocomete 3, dicembre 1995) e, sul piano dell’elaborazione poetica, l’intervento “Segnatempo: frammenti sul segno come orientamento” pubblicato negli atti del convegno “Scritture e realtà – linguaggi e discipline a confronto” a cura di MilanoCosa (Milano 2000). Si inseriscono in un articolato percorso teoretico, al momento noto in minima parte, condotto anche attraverso la traduzione dal greco antico: frammenti di Eraclito, Empedocle e, per intero, il libro di Parmenide la cui versione è disponibile on line*. Frutto di una ricerca grafico-visiva intrapresa negli ultimi anni, improntata agli esagrammi dell’I Ching, il millenario oracolo cinese, e finalizzata alla grafica del libro è invece “Ausa” (2006), esperimento di autoproduzione editoriale con una ventina di testi più recenti riprodotti sia con mezzi elettronici, sia ora in versione realizzata con la tecnica di incisione su lastre di zinco (fotoincisione e acquaforte) in 30 copie, numerate e firmate, tirate a mano e rilegate dall'autore. L'elaborazione grafica del testo è al centro anche di Epigrafi, volume messo a punto nel 2012 al quale la rivista il Segnale ha dedicato 4 pagine sul numero 92. Ha intrapreso negli ultimi anni esperienze di videoproduzione culminate nella realizzazione, tra il 2013 e il 2014, di 3 video poesie su testi di Ausa e con commento musicale del compositore Paolo Ricci (www.youtube.com: Riflesso del testo, Nel centro senza tempo e Lo spazio oltrepassa la forma).E' tra i 7 poeti antologizzati nello speciale, a cura di Beppe Mariano, Poesia contemporanea. Ricognizioni e proposte del n. 10/2014 della rivista In Limine (www.inlimine.it/ojs/index.php/in_limine/article/view/329), diretta da Fabio Pierangeli (Università di Roma Tor Vergata) e Roberto Morena (Università per stranieri di Perugia), ripubblicato come supplemento della prestigiosa rivista brasiliana Mosaico.

* http://cerchioazzurro.blogspot.com/

L'alchimia del verso: il laboratorio di poesia al Circolo Arci di Cassano d'Adda. Vai al sito http://arcispazioaperto.wordpress.com

domenica 1 novembre 2009

Ausa di Giovanni Schiavo Campo





chi ha cognizione per dire che nulla
rimane al proprio posto?
Chi può dire che qualcosa
è mai destinato a mutare?
Il tempo è il luogo;
i nomi ne alterano le circostanze



il nome dal senza nome precede il luogo
il luogo dal senza luogo è senza origine
prima che qualcosa avesse avuto origine
vi fu qualcosa per pensarvi un'origine
prima del pensiero ve ne fu l'intenzione
l'intenzione senza origine ne fu l'origine
tutto è senza motivazione
ma l'assenza di motivazione
trova motivazione



lo spazio oltrepassa la forma;
la forma oltrepassa il contenuto
il tempo è contenuto
come ritmo e ordinamento:
senza vincoli di spazio
incommensurabile




poiché da radici possenti
è il legame al mondo
che mantiene assieme saldamente
la cerchia azzurra del silenzio
delle quattro direzioni del suo cielo
tutto ovunque composto di puntelli
che tiene assieme a quattro da radici
c'è mondo per le radici
che si apre in ampiezza
il cielo è ancora più aperto



esiste la mia ombra, non io
del mondo scardinato battente
la via mi precede dappertutto

immobile dal senza tempo
io guardo il corso contemplando
la diritta via guardando
l’al di qua e l’al di là
sono per me una porta per passare





soglia dal luogo dov'era
al crocevia di casa al tempo
porta del passaggio custode
al passo del varco
guardiana che applichi il morso
della misura al passare delle cose
signora del giorno al sorgere
alle porte che portano tutto
tortuosa via che apri le vie
che portano la traiettoria a segno
ingresso dietro il quale richiamano
notte da cui si fa lato
schiudendo del velo
a vicendevoli scuri
che conducono al passo



qui carente d'ogni ulteriore centro
ovunque n'era un centro
quale orientamento
nel centro senza tempo,
tutto il resto tempo



dio è termine di vicinanza per chi il tempo
compagno del giorno e della notte
con segni affatica la lingua a decifrare
l'oscuro stelo del nome
riparo dietro la parola da dietro l'irrevocabile



se la parola che scandisco vibra
strumento accordato all’inizio
come scaturì dal tempo
con cui risuoni la voce
come eco che della parola al cuore
fa da sponda d’un dio ispiratore
accompagnandola al suono
della voce col miele dell’armonia
che ne stilla a chi l'ascolta
all'imboccatura del suono
alla foce delle parole




miei tutelari che alla parola
vi aprite giorni propizi
voi invocati dal canto
da voi conferitomi
innalzo a voi pensiero
frutto di mente armonica a dirmi
dell'opera salutare come si compie
con voi dei solidali al mio fianco
al ritmo del fervore che v'inneggia




soffi in me ricircolate
vitali essenze,
che tutto io respiri
intonandomi nel centro interiore
del cuore del chiaro intendimento
comando dell'intellezione
ricondotto al centro del desiderio
che il centro raggiunga
delle quattro direzioni,
che forza vi aggiunga
come complemento



animo mio lasciati da me solo piegare
a chi ti saggia senza purezza
la tua corda vibratile non canti



arciere animo mio
drizza al tuo arco
una freccia dirittura del volo
manifestati perché l'inerzia
di colui cospira
perché non ti manifesti
manifestati perché è tempo
dal cielo discenda triplice fuoco
perché della tua parola
si mostri dinanzi a ciascuno
scaturigine che porta la luce
delle parole preveggenti



cuore oggi unisciti al tuo cuore
compiendo per il fuoco
con la parola un sacrificio
chiedendo a quel saggio
conoscente di sé d'essere elevati
operando con mente illuminata
una dissipazione dell'oscuro



giacché della parola
il pensiero tiene il carro
destriero balzi la tua parola
nel nome di colui la cui parola
stabile compie le distanze
colui che fendendone la roccia,
provocandone la breccia
ne abbatté la rupe
spalancando i recinti
alle vacche sagaci
perché uscissero dal nascondiglio
all'oscuro degli dei



il veridico che ci restituì la via del suo cuore
che ci indicò il volatile impigliato nelle reti
perché ve lo districassimo
nella parola che ve lo fece ascendere
sciogliendolo dal laccio
colui che il beneficio
delle acque fece discendere
dividendone i corsi,
rompendone l'involucro




prosperità che dall’alto procuri
caligine feconda di pioggia d'oro


per chi la luce di linee
di prosperità dal fato
sente avvicinarsi di cuore sgomento dal timbro metallico
l’uguale al suo signore



udendone l'eco con cui risuoni
da questi luoghi propri
delle tracce di cui testimonio
udendone nome di terra nutrice del dio
che procura fioritura sotto il lieve passo


perché segnassero
quali tracce per quali trasversali
s'incrociano alle orme
per la durata del cammino
coprendo lo spazio del giorno




tu salve o dio,
tu delle forre fiorite dio silvestre


annunciati tu che cavalchi la nube
che si espande dai recinti del cielo
allestendo dimora del cielo
colmo della tua nuvola
lampeggia, o signore,
tuona forte sicché ti si ascolti
rombando del tuono che lacera l'aria
fino in cima all'eco
con lo scroscio del fulmine
che scuoti dai rami dell’aria
della tua forza del tuono
sotto il cumulo del cielo che sovrasta



sia eguagliata la tensione,
signore del rimbombo odimi
avvicinati spirito delle altezze
abbassa la cavalcatura delle nubi
a te che potente accorri
dalla cavalcatura delle nubi come lampo
udendo del tuono della tua voce o signore
del tuo tuono che si propaga
sento rombare:
ti risvegliasti figlio del cielo






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Giovanni Schiavo Campo è nato nel 1960 a Milano dove vive e lavora come collaboratore indipendente di periodici e critico d’arte. Dopo il pieghevole Le mandrie del sole (Monza 1988), ha esordito in poesia con L’oro e il fuoco (All’insegna del pesce d’oro di Vanni Scheiwiller, Milano 1995), mentre tra gli sparsi riferimenti su antologie e riviste si segnalano: Annuale 2, supplemento al n. 2 di Finisterre, Riga (1993), Mondo giovani/mondo poesia, rassegna antologica del Comune di Milano a cura di Biagio Cepollaro e Giancarlo Majorino (1993), Anterem – Scritture di fine Novecento (Verona 1998). Singole poesie sono comparse in cataloghi di mostre e altre pubblicazioni in collaborazione con artisti: diversi volumetti per le edizioni Il Pulcinoelefante di Alberto Casiraghi con interventi visivi dello stesso Casiraghi, di Paolo Schiavocampo, il padre scultore, e di Lamberto Correggiari; una cartella di grafiche dello scultore Giancarlo Bulli (Persezioni, 1991); E il merlo?, poesia con relativa traduzione in francese accompagnata da un’acquaforte e acquatinta di Gino Gini (I libri del Merlo, Il Laboratorio, Nola 2005); laminette incise e altri esemplari unici d’artista della moglie Jelica Tipic’. Di rilievo teorico, l’interpretazione di un frammento di Eraclito (Che cosa non nasconde l’oracolo, Manocomete 3, dicembre 1995) e, sul piano dell’elaborazione poetica, l’intervento Segnatempo: frammenti sul segno come orientamento pubblicato negli atti del convegno Scritture e realtà – linguaggi e discipline a confronto a cura di MilanoCosa (Milano 2000). Si inseriscono in un articolato percorso teoretico, al momento noto in minima parte, condotto anche attraverso la traduzione dal greco antico: frammenti di Eraclito, Empedocle, ma in particolare Parmenide, con una versione dell’opera superstite, disponibile on line (http://cerchioazzurro.blogspot.com), e contributi saggistici, l’ultimo apparso nel 2012 all’interno di un volume collettivo (LiminaMentis). Frutto di una ricerca grafico-visiva intrapresa negli ultimi anni, improntata all’I Ching, il millenario oracolo cinese, e finalizzata alla grafica del libro è invece Ausa (2006), esperimento di autoproduzione editoriale con una ventina di testi più recenti riprodotti sia con mezzi elettronici, sia in versione realizzata con la tecnica di incisione su lastre di zinco (fotoincisione e acquaforte) in 30 copie, numerate e firmate, tirate a mano e rilegate dall’autore (www.ausapoesia.blogspot.com). L’elaborazione grafica del testo è al centro anche di Epigrafi, volume messo a punto nel 2012 al quale la rivista il Segnale ha dedicato 4 pagine sul numero 92. Ha intrapreso negli ultimi anni esperienze di  videoproduzione culminate nella realizzazione, tra il 2013 e il 2014, di 3 videopoesie su testi di Ausa e con musica del compositore Paolo Ricci (www.youtube.com: Riflesso del testo, Nel centro senza tempo e Lo spazio oltrepassa la forma). E’ tra i 7 poeti antologizzati nello speciale, a cura di Beppe Mariano, Poesia contemporanea. Ricognizioni e proposte del n. 10/2014 della rivista In limine (www.inlimine.it/ojs/index.php/in_limine/article/view/329), diretta da Fabio Pierangeli (Università di Roma Tor Vergata) e Roberto Morena (Università per stranieri di Perugia), ripubblicato come supplemento della prestigiosa rivista brasiliana Mosaico.

 

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